Marco Faccani come Juanfran Guevara: “Ero stanco di pagare per correre”

Marco Faccani si ritira dalle competizioni a soli 23 anni e accusa: “Fare il pilota non garantisce né stabilità né guadagno”.

Circa una settimana dopo Juanfran Guevara, un altro pilota ha annunciato il ritiro dall’attività agonistica in giovanissima età. Marco Faccani  ha deciso di appendere il casco al chiodo a soli 23 anni e nell’immediato futuro si dedicherà insieme alla sua fidanzata a una nuova attività, legata comunque al motociclismo: uno studio grafico dove realizzare livree per moto e caschi.

Faccani non è uno dei tanti.  Vanta nel suo palmarés il titolo di Campione Europeo Superstock 600 2014 e nel 2015 ha corso nel Mondiale Supersport col team Puccetti Racing ottenendo numerosi piazzamenti in top 10. Negli anni 2016 e 2017, invece, ha corso in Superstock 1000 e l’highlight di questa parentesi è senz’altro la vittoria conquistata a Misano nel 2017, quando ha trionfato davanti al pubblico di casa con la BMW del team Althea Racing. Faccani era, potenzialmente, ad un passo dalla possibilità di approdare al Mondiale. Eppure si ritira. E ce la spiega così.

Cosa ti ha portato a dire basta?

Mi dispiaceva continuare a pesare sui miei genitori e dopo tutte le valutazioni del caso ho deciso di smettere. Nel WorldSBK solo i migliori piloti della classe regina prendono soldi e arrivare lì è davvero molto difficile. È difficile fermarsi dopo 15 anni di gare, ma voglio investire tempo e denaro su qualcosa che mi possa garantire stabilità e un ritorno economico e fare il pilota non mi garantiva nessuna delle due cose.

Ci stavi pensando già durante la stagione 2017?

Verso la fine. La vittoria di Misano aveva un po’ riacceso le motivazioni, ma le gare successive sono state difficili come le prime e questo mi ha spinto ancor di più verso la decisione di fermarmi. Comunque il lavoro che farò mi permetterà di rimanere nel motociclismo e questo per me è importante.

Gli anni dal 2015 al 2017 sono stati abbastanza difficili per te.

Sì e forse questo è dovuto al fatto che ho cambiato continuamente moto: nel 2015 ho corso nel Mondiale Supersport con una Kawasaki e nei due anni successivi ho fatto la Superstock 1000 prima con Ducati e poi con BMW Althea. Questo è stato dettato, e so che è brutto da dire, dal “dio denaro” e finché ci sarà gente disposta a pagare per correre sarà sempre così. Io non sono il pilota che chiede l’elemosina a destra e a sinistra in cerca di sponsor e pur di non farlo ho preferito fermarmi. Comunque ho la mia moto e se voglio girare, posso farlo quando posso e voglio divertendomi lo stesso.

Il tuo annuncio arriva circa una settimana dopo quello del ritiro del pilota Moto3 Juanfran Guevara. Ci sono analogie?

Sì: entrambi ci siamo ritirati perché non volevamo più pagare per correre. L’unica differenza è che lui si concentrerà sui suoi studi, già avviati, mentre io inizierò una cosa nuova. Già nel 2017 mi dedicavo alla grafica e l’idea di poterlo fare come lavoro vero e proprio mi soddisfa.

Dopo il suo ritiro Guevara ha fatto dichiarazioni molto forti sul motociclismo odierno e ha parlato anche di richieste economiche esagerate e “doppie facce”. Cosa pensi a riguardo?

Ovviamente confermo che diversi team chiedono parecchi soldi. Purtroppo questo è un aspetto di cui la gente non sa nulla e il fatto che l’annuncio del mio ritiro abbia sorpreso tanta gente lo conferma. Ma la verità è questa: a meno che non sia tra i migliori nei campionati più importanti, un pilota investe soldi e rischia la vita per tornare a casa con nulla. Riguardo il secondo aspetto, invece, credo sia normale incontrare persone che pensano solo ai propri interessi e questo accade dappertutto, non solo nel motociclismo. Personalmente non ho mai avuto problemi di questo tipo con le persone che ho incontrato e mi sono divertito finché è durata.

Qual è il ricordo più bello legato alla tua carriera?

I ricordi più belli che ho sono il titolo di Campione Europeo Superstock 600 2014 e la vittoria ottenuta nel 2017 a Misano. Quest’ultima è di grande valore, perché sono tornato a vincere dopo tre anni di digiuno e farlo davanti al pubblico di casa lo ha reso ancora più bello.

E il rimpianto più grande?

Non ho rimpianti, perché ho sempre dato il massimo in qualsiasi situazione e mi sono trovato bene con tutte le squadre. Mi sarebbe piaciuto fare un altro anno in Supersport per conoscere meglio la categoria, ma sono molto contento di quello che ho fatto.

Si tratta di un ritiro definitivo o sei aperto a un eventuale ritorno?

Per adesso è definitivo. Ho le idee chiare su quello che voglio fare e questa nuova attività mi piace molto, anche perché alle superiori ho studiato disegno tecnico e queste cose mi hanno sempre appassionato. Inoltre, già due o tre anni fa facevo da solo le grafiche dei miei caschi senza rivolgermi ad altri. Certamente mi mancherà la moto, ma almeno per adesso le corse no.

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