L’addio di Dani Pedrosa: triste, solitario y final

I quasi ex avversari ne parlano benissimo, la Dorna lo premia: per tutti l’importante era che si togliesse di mezzo

«Arrivederci, amigo. Non vi dico addio. Vi dissi addio quando significava qualcosa. Vi dissi addio quando ero triste, in un momento di solitudine e quando sembrava definitivo». Osvaldo Soriano, autore del buon romanzo “Triste, solitario y final”, descrive bene la parabola del campione. La conferenza stampa dell’addio di Pedrosa, con il pilota guardato a vista da Carmelo Ezpeleta e dal sodale solidale Hervè Poncharal, in fondo è stata proprio questo. La presa di coscienza dell’emivita del percorso agonistico. Con il corollario di finto cordoglio, battimani e quant’altro.

LEGGENDA – C’è pure il premio di consolazione: eroe del motorsport. La migliore è stata la battuta di una giornalista inglese: «la vera novità è che Dorna nominerà Pedrosa “leggenda” senza avergli offerto prima un lavoro». C’è un’altra cosa; una faccenda tutta spagnola che il collega Diego Lacave sintetizza bene: «in Spagna siamo molto bravi a seppellire le persone già morte». In pratica parliamo di un campione – nel senso lorenziano del termine, per aggiungere un senso di tragedia alla farsa – che è stato prima impallinato, poi impagliato: roba buona per il museo di scienze naturali. Il media center del circuito del Sachsenring diventa quindi il teatro naturale per un dramma dai contorni hegeliani: non è tragico il conflitto tra uomini e dei – in questo caso tra piloti e Dorna – ma ciò che attiene alla scissione interna dell’etica individuale.

LIQUIDATO – In pratica: l’addio di Dani ci appare come una iattura perchè sentiamo tutta la gravità della decisione del #26. Uno che dopo 13 anni di Honda in MotoGP, una vita a fare il portatore d’acqua, gli innumerevoli infortuni che hanno costellato la carriera di un vincente rinchiuso nel corpo troppo minuto di un ragazzino, viene liquidato con due parole e un buffetto. Che però ha la forza di un calcio ben assestato nelle terga. In modo del tutto irrituale, venerdì mattina nel bel mezzo delle prime prove libere del GP di Germania è andato in scena un altro spettacolo surreale, quella specie di controconferenza stampa a trazione Honda, in cui è stato detto tutto e il contrario. In sostanza, niente; per esprimere l’unico concetto caro a tutti: fuori dani Pedrosa, dentro Jorge Lorenzo.Si è trattato di una cosa decisamente strana per chi conosce i giapponesi. Puig: «la decisione l’ha presa Honda». Tetsuhiro Kuwata: «è stato il pilota a scegliere». Come se non si fossero messi d’accordo, come se due voci nello stesso coro potessero cantare diversamente.

FANTASMA – Honda contro Honda? No, piuttosto tutti a liberarsi dell’ingombrante fantasma. Nessuno vuole assumersi la responsabilità di aver staccato la spina alla carriera di colui che è sempre stato un portabandiera. Facile, dopo il ritiro, intonare il canto di gloria. Facile e – aggiungiamo noi – comodo. Marquez: «ho imparato tutto da lui». Ma non ha mosso un muscolo perchè restasse. Lorenzo: «ho cercato di studiare il modo in cui guidava la MotoGP». Ma gli ho fatto le scarpe appena possibile. Rossi: «se ne va troppo presto. Sarebbe stato importante avere Pedrosa in Yamaha». Tanto sappiamo che non verrà. Diego Lacave, parlando della morte sportiva del pilota di Sabadell, è tranchant: «quando tutta la terra è stata gettata su di lui, tutti si affrettano a parlare bene del defunto». Già, vero.

RICONOSCENZA? – Poi c’è Dorna, che assegna al futuro neo pensionato lo status di “LEGGENDA” del nostro sport. Come a Randy Mamola, mentre uno come Max Biaggi è ancora in attesa; pensando che nel caso del romano sarà lunga, se non eterna. Perché Dorna ti premia se sei utile, oppure se sei sacrificato a una causa superiore. Quest’ultimo è il caso del #26. Tante grazie, Dani Pedrosa, prendi la patacca di latta ma poi accomodati alla porta. Siamo chiari: l’ipotesi Yamaha non è mai stata seriamente presa in considerazione – pare che il manager di Quartararo avesse già in tasca il contratto sin da Assen. Il promoter intende ripulire la griglia; da chi? Da italiani e spagnoli, in primis, dagli indebitati o dagli impresentabili, in secundis. Per questo sorprende che proprio adesso il neo consulente alle attività sportive del team SIC-Petronas, l’indebitato e impresentabile – per Dorna, s’intende – Jorge Martinez dichiari: «meglio puntare sull’esperienza di Alvaro Bautista, che sugli exploit di Quartararo». Perché se c’era uno di esperienza da prendere, era proprio il triste, solitario y final Dani Pedrosa.

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