Jonathan Rea ricorda: “Quella volta che venni accoltellato”

Il tre volte Mondiale Superbike ripercorre le tappe più buie della carriera. Nel 2004 a Knockhill rischiò di dover lasciare le moto per sempre

Jonathan Rea adesso è il padrone della Superbike e si avvia a battere tutti i record. Ma la sua ascesa sportiva è stata segnata da tappe molto dolorose, come la sua infanzia vissuta nella problematica campagna dell’Irlanda del Nord.

I compagni ce l’avevano con me, ero vittima di bullismo” ha raccontato Jonathan Rea in un’intervista rilasciara all’influente quotidiano londinese The Guardian. “Una volta venni addirittura accoltellato mentre andavo a prendere lo scuolabus. Ho incontrato di nuovo quel mio ex compagno di liceo pochi anni fa, alla stazione di servizio del nostro villaggio. Ero già un pilota famoso e ha fatto l’amicone. Mi sono domandato per settimane se fosse ancora lo stesso stronzo dei vecchi tempi. Magari è cambiato anche lui.” 

Rea ha raccontato anche di quando, nel 2004, i medici gli dissero che non avrebbe mai più potuto correre. Jonathan aveva solo 17 anni ed era al suo secondo anno di competizioni, appena affacciatosi alla Supersport britannica. “Era la sesta gara, correvo con la Honda e alla prima curva di Knockhill i freni non hanno funzionato e sono uscito di pista a 160 km/h. Non ho perso conoscenza, ma lo avrei preferito, perchè il male era veramente insopportabile. Il medico del circuito mi ha detto che avevo il femore rotto e mi chiedevo come lo sapesse. Più tardi ho capito perchè: l’osso era uscito dalla pelle...”

Rea dovette subire quattro interventi chirurgici per la riduzione della frattura, perchè l’osso non si saldava. Ci volle un trapianto osseo, prelevando un frammento dall’anca. “Mi dicevano ogni volta che con le corse avevano finito, ero molto depresso. Ma non avevano considerato che io non ero un paziente normale, volevo tornare a tutti i costi. La mia famiglia è stata molto importante in quel frangente, ci ho messo otto mesi per rimettermi in piedi. Ma nel 2005 ero di nuovo in pista.”

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