Goodbye Legend: Kenan Sofuoglu, “Güle Güle efsane”

Il cinque volte iridato ha scelto Imola per annunciare il ritiro da Re

La traduzione di “goodbye legend”, in lingua turca, suona così: “güle güle efsane”. A guardare sui social l’addio alle armi del campione è una specie di giubileo a un eroe nazionale. Come se un pilota fosse l’esatta incarnazione di un’intera popolazione. Crediamo che questo sia avvenuto con pochi personaggi in assoluto, ma con nessuno nel nostro mondo.

PENTACAMPIONE – I numeri sono dalla sua parte certo, ma a colpire è l’assoluta identificazione di una Nazione con un atleta. Kenan è un campione a tutto tondo, uno tosto, che ha vinto contro ogni scetticismo iniziale. Imola gli ha tributato un omaggio degno di un sultano ottomano, con tanto di bandierone gigante con la mezzaluna bianca su sfondo rosso. La decisione – del tutto personale, quindi assolutamente legittima – di non scendere in pista dopo il warm-up è stata spiazzante. «Mi sono schierato in griglia, in prima fila, poi ho pensato di rientrare subito al box.» – ha dichiarato Kenan – « Credo sia stata la decisione giusta da prendere. Sinceramente, al mattino non sapevo ancora cosa avrei fatto. Ho deciso di non gareggiare solo pochi minuti prima della partenza». Con un filo di retorica: dove c’è Imola c’è superbike, quindi era giusto annunciare il ritiro proprio sulle rive del Santerno.

TRIBUTO – Ai piedi del palco della cerimonia si è formata una folla di appassionati decisi a sostenerlo, a cui lui ha dedicato parole semplici. Vere. Da pilota. «Io sono venuto qui per lo show,» – ammette Sofuoglu – «non con l’obiettivo di vincere. A quel punto, per me, lo spettacolo èarrivato alla parola ‘fine’». Ha aggiunto che nel giorno dedicato alle mamme aveva fatto una promessa alla sua; non sarebbe sceso in pista. Così Kenan ha salutato i fans. Un addio commosso, per un campione che ha davvero scritto la storia della categoria. Un pilota umile, che ha deciso di appendere il casco al chiodo dopo l’ennesimo infortunio, senza troppi giri di parole. In un paddock abituato a ben altri atteggiamenti, le parole di Sofuoglu: «Toprak Razgatliouglu è superiore a me, come talento» suonano come un’investitura. Smentiscono il suo soprannome: “il sultano”.

RELIGIONE – Piuttosto, visto il rigore con cui nelle interviste ringrazia Allah, verrebbe da chiamarlo “il pio” Kenan. Il cinque volte campione del mondo della Supersport per la sua nuova vita post gare ha un sogno ambizioso che ha rivelato recentemente al quotidiano del suo Paese “AA”: «voglio aiutare a crescere giovani campioni turchi. Una nuova generazione di piloti che possano primeggiare nelle varie discipline del motorsport». Il “sultano” è profondamente legato alla nuova Turchia, di cui si sente in qualche maniera un ambasciatore speciale. In questo è ricambiato completamente: a breve uscirà un film sulla sua vita che Kenan ha voluto mostrare in anteprima al premier turco Recep Tayyip Erdogan. Il Presidente lo ha pubblicamente elogiato dicendo di «non vedere l’ora che sia proiettato». Sia chiaro: Sofuoglu è celebrato come un eroe del suo mondo: uno che non si fa problemi a schierarsi su posizioni che altrove, nel bene o nel male, generano polemiche.

IDOLO – Il ritratto che ne fanno i media turchi è quello di uno sportivo che ha portato al massimo i valori nazionali e forse è per questo che la storia personale di Kenan è così intrecciata con quella del suo Paese; da recenti dichiarazioni però non sembra che l’ex campione della Supersport intenda impegnarsi direttamente in progetti che coinvolgano la locale federazione motociclistica o avere un ruolo attivo “governativo”. La scelta di Imola come luogo simbolo del suo ritiro non può dunque apparire casuale. Un pilota con il blasone di Sofuoglu ha deciso di comunicare al popolo degli appassionati la sua decisione nel luogo che più di ogni altro si identifica con la Superbike. Come dire: alla pista ciò che è della pista.

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