ESCLUSIVA: Eterno Troy Bayliss “Mi vedrete vincere ancora a lungo”

Il mitico Ducatista, 49 anni, racconta il ritorno al successo nel Campionato Australiano Superbike, dieci anni dopo il ritiro. E ci promette che…

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Troy Bayliss è tornato a correre a 49 anni con il chiodo fisso: vincere di nuovo. Gestire un team, scoprire talenti e godersi il sole (e i milioni guadagnati…) sulla Gold Coast non gli bastava più. Voleva fermare il tempo, tornare in sella e tornare a mettere gli avversari nel mirino come ai tempi d’oro. Un ritorno a dove tutto era cominciato, nel lontano 1997, prima di spiccare il volo conquistando tre titoli Mondiali: 2001, 2006 e 2008. Troy Bayliss è stato l’unico pilota ad aver vinto nella stessa stagione (2006) l’iride delle derivate dalla serie e un GP della MotoGP, a Valencia, da wild card. Senza aver mai provato prima la Desmosedici, nè le gomme Bridgestone. Fenomeno vero. Uno di quei piloti senza fronzoli, un pò vecchio stampo, che gli appassionati amano. Per i ducatisti, da sempre, è un mito. A febbraio ha debuttato a Phillip Island, rischiando di vincere subito: perse la volata per pochi millesimi. Domenica a Hidden Valley (qui cronaca e classifica), vicino Darwin, li ha fulminati tutti. Troy ha ricominciato a vincere, e adesso chi lo ferma più… (qui le immagini  della gara dell’impresa)

Troy, ti aspettavi di vincere così presto, dopo appena quattro round?

“Mi aspettavo di vincere molto prima. Ma devo essere onesto, capire la mia Ducati 1299 Final Edition e renderla vincente ha richiesto un pò di tempo. Anche trovare affiatamento con il mio nuovo ingegnere di pista Paul è stata un’operazione un pò complessa. Mi rendo conto che quando siamo in circuito, quando l’adrenalina sale e il cronometro scorre, non è facile starmi vicino. Paul doveva capire come funziona il mio cervello. Non è semplice…” 

Adesso che hai vinto, alla tua bella età di 49 anni, cosa succede?

“Adesso ho piena consapevolezza del mio potenziale, sono tornato a conoscermi bene, ho ritrovato il Troy che avevo lasciato tanto tempo fa. Ti dico quello che penso ogni mattina quando mi alzo: d’ora in poi saremo al vertice sempre, in ogni gara.”

Cos’hai pensato, mentre tagliavi il traguardo di Hidden Valley?

“Vincere è bello, mi fa sentire bene. Ho sentito una grande serenità. Poi ho ripensto subito alle parole di mio figlio Oli, che continuava a ripetermi: ‘Hey Dad, sono dieci anni che non vinci, non ti sembra venuta l’ora di farlo di nuovo? Si, aveva ragione. Era proprio giunta l’ora di rifarlo di nuovo. E io l’ho fatto.”

Avevi la doppietta nel mirino, cos’è successo in gara 2?

“Ero pronto per una nuova battaglia, come in gara 1, ma il cambio ha cominciato a fare le bizze, sono uscito un paio di volte fuori linea rischiando di cadere e perdendo una vita. Sono arrivato comunque settimo, ma è stato un vero peccato. Siamo una piccola squadra, DesmoSport (il team di sua proprietà, ndr) non ha molto personale. Dobbiamo fare tutti uno sforzo in più se vogliamo provare a vincere questo campionato.” 

Adesso sei terzo a 48 punti di distanza dal leader Troy Herfoss, ufficiale Honda Australia. Il titolo è una possibilità?

“Abbiamo sprecato qualche cartuccia (nel round precedente a Bend era caduto, qui il video, ndr) ma siamo più in corsa che mai. Non mollo di un centimetro, ci aspettano tre round di fuoco”.

Com’è il livello dei tuoi avversari nel campionato Australiano?

“Ho cinque avversari validi, anzi molto forti: Troy Herfoss, Wayne Maxwell, Josh Waters, Daniel Falzon e Brian Staring, Ragazzi che sui circuiti nazionali vanno forte, talvolta molto forte.” 

Nel 2015 hai corso quattro gare nel Mondiale, finendo tre volte a punti, ma non oltre il nono posto. Perchè?

Ero a Phillip Island a fare il turista, mi chiamaro all’improvviso per sostituire Davide Giugliano infortunato. Non ero allenato, non ero preparato. Non scese in pista il vero Troy. L’inverno scorso ho lavorato come non avevo mai fatto. Adesso sono in forma come mai. Adesso è tornato il vero Troy.

Ti sei ritirato nel 2008, da campione del Mondo, vincendo le tre gare finali. Fossi andato avanti, chissà quanti altri titoli avresti conquistato. Rimorsi?

“Ho una famiglia molto felice, è stata la decisione corretta, presa al momento giusto. Ho tre figli, Mitch e Abbey adesso sono grandi, hanno le loro carriere e vivono per conto loro. Oli, il più piccolo, ha cominciato a correre. Non ho nulla di cui pentirmi, va bene così.” 

Nel 2008 tua moglie Kim fu fondamentale nella scelta di ritirarsi. Adesso che dice del tuo rientro?

“Anche negli anni passati seguivo le corse, per gestire mio figlio Oli e il mio team DesmoSport. Sapevo che se non mi fossi rimesso a correre io sarebbe stato difficile continuare a sostenere l’attività della squadra. Un giorno eravamo seduti a tavola e mio figlio Oli mi ha detto ‘Prova a chiedere a mamma, sentiamo che ne pensa’.  Kim mi ha risposto ‘Perchè no, ma se decidi di tornare non fermari subito’. Credo che se lo aspettasse, prima o poi. Dopo tutto siamo sempre stati una famiglia da corsa.”

Tua moglie era in griglia con te, domenica a Hidden Valley. Come l’ha vissuta?

“Con il solito stress di sempre, c’è abituata. Potete capirla: il marito corre in moto, il figlio piccolo Oli corre in moto, quello di mezzo, Mitchell, fa i combattimenti MMA (una specie di pugilato, ndr) quest’anno ha un record di quattro vinte e zero perse, presto diventerà un professionista. Stare in pensiero è la sua dimensione fissa. E poi Kim non è una moglie e una mamma come tante, lei è la regina delle moto in Australia. La nostra società TBE organizza i saloni motociclistici di Melbourne e Sydney e di recente anche i più grandi eventi Supercross.”

Nel 2019 avrai 50 anni. Correrai ancora?

“Siamo a luglio, comincia ad essere tempo di pensare a cosa fare la prossima stagione. La Ducati farà debuttare la Panigale V4, mi piacerebbe poterla guidare. Inoltre nel 2019 mio figlio Oli verrà a correre nel CIV (il campionato italiano, ndr), e io? Vi terrò informati…” 

Il 21 luglio nel World Ducati Week End a Misano guiderai la V4 sfidando Jorge Lorenzo, Andrea Dovizioso, Chaz Davies eMarco Melandri. Vuoi battere anche loro?

“Non ho mai guidato la V4, ma io voglio andare forte sempre, con qualunque tipo di Ducati. Per adesso più che alla gara penso alla festa, mi farà enorme piacere rivedere così tanti ducatisti tutti in una volta.” 

Il tuo ritorno al successo ha destato grande scalpore in Italia. 

“Sono molto felice che in Italia non mi abbiate dimenticato.”

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