Confronti: Jonathan Rea con la Kawasaki SBK ha il 3° tempo in MotoGP!

Ad Assen le derivate dalla serie sono andate forte quasi quanto le MotoGP. Sembra impossibile ma…

La Kawasaki non corre in MotoGP ma se volesse potrebbe farlo. Subito, Contanto su un campione  come Jonathan Rea,  tecnicamente non servirebbero voli pindarici, basterebbe la Ninja che da tre stagioni domina il Mondiale Superbike. Su un certo tipo di tracciati medio veloci, con pochi rettilinei e curve da percorrenza, il binomio Rea-ZX-10R potrebbe creare qualche grattacapo a tanti

CONFRONTO A DISTANZA – Ad Assen, per esempio, i tempi della Superbike sono molto vicini a quelli della MotoGP. Nel 2017 Jonathan Rea è scattato in pole con il tempo di 1’33″505, una barriera che nelle prove MotoGP del venerdi è stata superata solo da Maverick Vinales (Yamaha), 1’33″378, e da Andrea Iannone (Suzuki), in 1’33″499. Tutti gli altri hanno girato più lentamente. Parliamo di pesci grossi come Marc Marquez, Jorge Lorenzo, Andrea Dovizioso e così via (qui i tempi completi del venerdi). In Superbike nel giro tutto-o-niente si usano gomme Pirelli super soffici, ma anche in gara, sempre la passata stagione, Jonathan Rea è andato fortissimo:  suo miglior passaggio fu in 1’34″860.  Prendiamo come riferimento il 2017 perchè quest’anno la Kawasaki è azzoppata di una trentina di cavalli dal limitatore impostato per regolamento a 14.100 contro 15.200 del passato.

HANDICAP – Kawasaki è l’unica marca giapponese a non correre in MotoGP ma se decidesse di farlo avrebbe una serie di vantaggi tecnici rispetto alla regolamentazione Superbike. Intanto potrebbe scendere drasticamente di peso: in Superbike Rea gira con una moto da 168 chili, le MotoGP hanno il limite a 157 chili. Potrebbe adottare i freni in carbonio, che sono vietati in SBK, e correre senza alcuna limitazione di giri motore. In qualità di new entry Kawasaki non avrebbe alcun limite sull’utilizzo di motori, che invece in Superbike sono limitati a sette per l’intera stagione. Inoltre la verdona disporrebbe anche di totale libertà di test, al contrario dei top team MotoGP. Anche in SBK i collaudi sono contingentati.

ELETTRONICA – La domanda sorge spontanea: con questa serie di vantaggi, quanto potrebbe scendere Jonathan Rea se guidasse la Ninja adattata alle specifiche MotoGP? La risposta la sanno gli ingegneri, a noi appassionati resta la suggestione. Bisogna considerare però che un trucco c’è. In MotoGP l’elettronica è plafonata,  la centralina è comune e la base software identica per tutti. In SBK invece c’è  libertà di    centralina (tutti i top team usano la Marelli LME) e soprattutto di software. E qui sta il vero asso nella manica di Kawasaki. Avendo le mani libere in questo settore,  il Cannibale e i suoi ingegneri riescono a fare miracoli, perfino a portare  una derivata dalla serie ad un soffio dalle prestazioni della MotoGP. Che una Superbike  possa correre con l’elettronica senza restrizioni mentre invece i prototipi li hanno,  è un assurdo regolamentare. Ma tant’è.

MotoGP Assen: Qui cronaca e classifica del venerdi

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  1. Giamp - 2 mesi fa

    Bravo Paolo Gozzi,davvero una bella analisi,speriamo che ad Akashi la leggano e magari si convincano a rientrare in Moto Gp.
    Complimenti
    Saluti

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