Bradley Ray: 2019 stagione della verità, ma che talento…

Rivelazione del British Superbike, Bradley Ray quest’anno punta senza mezzi termini al titolo entrando sempre più nei piani sportivi Suzuki.

Emergere nel contesto del BSB a poco più di 20 anni, oltretutto in quella che per lui ha rappresentato soltanto la sua seconda stagione in sella ad una Superbike, non è cosa da poco. Parlano i numeri, lo ribadiscono i fatti: Bradley Ray ha bruciato le tappe. Con il suo talento, la sua manetta, persino con i suoi eccessi (in pista…), la nuova promessa del motociclismo britannico si è ritagliato un ruolo da protagonista nel Bennetts BSB, diventando nel contempo uno dei beniamini del pubblico. Piace perché è giovane, ha uno stile di guida inconfondibile, fa volare la nuova Suzuki GSX-R 1000 con risultati senza precedenti nella categoria. Occhialuto, riccioluto, fuori dagli schemi, un personaggio “da meme” che fa bene al movimento delle due ruote d’Oltremanica, chiamato quest’anno alla stagione più importante della sua (giovanissima) carriera.

NEL BSB PER UNA SCOMMESSA – Il potenziale tecnico-velocistico di Bradley Ray è sempre stato fuori discussione. Nella Red Bull MotoGP Rookies Cup, agguerrito monomarca su base KTM che ha svezzato tanti piloti oggi protagonisti del Motomondiale, ben figurò nel triennio 2012-2014 con podi, risultati di rilievo, giocandosela spesso e ben volentieri con piloti del calibro di Joan Mir, Jorge Martin, Enea Bastianini e Toprak Razgatlioglu. Conclusa questa esperienza con il quarto posto in campionato del 2014, senza budget il suo percorso di carriera lo ha portato a sposare la causa della sperimentale Vyrus nel CEV Moto2, nel contempo tornando in madrepatria confrontandosi tra le 600 Supersport. Da privatissimo si è messo in luce guadagnandosi per il 2017 una chiamata inaspettata da Stuart Hicken: correre con la terza (e debuttante) Suzuki del team Hawk Racing accanto ad un Campione del Mondo come Sylvain Guintoli e la promessa Taylor Mackenzie. Sembrava un azzardo, anche per lo stesso Brad. “Mi potrei ritenere soddisfatto se riuscissi a contenere a 1″ il gap sul giro da Guintoli“, andava a dire l’originario di Ashford. A fine 2017 spesso e volentieri era lui il baluardo Suzuki nelle posizioni che contano, conquistando un podio ad Oulton Park, performance di assoluto valore e la riconferma per l’anno successivo con i galloni da capitano.

RAY VS REA – Lo scorso anno Ray era riuscito ad esplodere agonisticamente. Pronti-via, doppietta a Donington Park: in Gara 1 contenendo la rimonta del “Re” Shane Byrne e di un veterano come James Ellison, nella seconda dando vita ad una fuga in solitaria. Il tutto a 20 anni e 320 giorni: meglio di lui, come più giovane vincitore di sempre nel BSB, il solo Jonathan Rea, in trionfo nel 2007 a Mondello Park a 20 anni e 104 giorni. Un confronto tanto improponibile, quanto lusinghiero per il buon “Telespalla“, ritrovatosi in testa al campionato e meritandosi persino l’apprezzamento di Valentino Rossi su invito della stampa inglese in seguito alla magistrale doppietta di Donington.

ALTI E BASSI – Da quel fenomenale weekend, Ray ne ha vissute di ogni. Diverse pole position, tante gare all’attacco, ma anche parecchi errori. A Snetterton scatta davanti a tutti, ma ne combina una più di Bertoldo finendo a terra con la medesima modalità nelle due manche, già che c’era coinvolgendo anche l’incolpevole Glenn Irwin. Si rivede là davanti a Cadwell Park, sbaglia ancora quando era in testa a Silverstone, non sfigura nelle prove da wild card a Donington nel Mondiale Superbike (qualificazione diretta alla Superpole-2 con una Gixxer preparata secondo le specifiche BSB). Alti e bassi di un 2018 che ha pur sempre proiettato Ray nell’elite della serie, il primo pilota Suzuki a qualificarsi per lo Showdown dai tempi di Josh Brookes (2013) ed il più giovane di sempre a raggiungere un simile traguardo. Di fatto una stagione di esperienza, dove ci ha messo del suo nel sopperire a problematiche tuttora irrisolte nello sviluppo della nuova GSX-R 1000, la Superbike più potente del circus BSB che fatica a scaricare tutta la cavalleria a terra complice la centralina elettronica unica prevista dal regolamento.

NELLE GRAZIE SUZUKI – Quel che è certo Brad Ray con questi risultati è entrato nelle grazie della casa madre. Con Yoshimura ha già corso a Suzuka tra la 8 ore (girando in 2’06” nelle qualifiche…) e All Japan, con un programma analogo previsto anche per il 2019 dove sarà seguito con un occhio di riguardo anche nella sua avventura BSB. Sognando, in un prossimo futuro, un test-provino con la GSX-RR MotoGP…

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  1. EnricoRossi - 3 settimane fa

    Credo Che Bradley possa fare una carriera di alto livello e raccogliere importanti successi. Sempre se non finisce a fare la comparsa in quel carrozzone politicizzato della MotoGp!

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