Andrea Dovizioso e i social: beata ignoranza

A fine gara il vincitore di Brno ha glissato sulla polemica con Jorge Lorenzo ma ha tirato in ballo la “massa”

Chi vince ha sempre ragione. O quasi. La domenica perfetta della MotoGP, con la vittoria di forza di Andrea Dovizioso a Brno e il magnifico secondo posto di Jorge Lorenzo non sono in discussione. Le dichiarazioni a fine gara di Andrea Dovizioso, al contrario, lasciano spazio alla riflessione: «sono gente ignorante e ce n’è tanta,» – è il pensiero del fresco vincitore del GP della Repubblica Ceca – «la massa è ignorante, non può sapere certe cose perché non c’è dentro, non è che dico sono stupidi. Se uno non è del settore e non conosce certe dinamiche bisognerebbe che guardasse le gare e non commentasse, per questo io non leggo e non leggerò mai i social, perché si dà voce a persone che ne capiscono poco di queste cose, poi ognuno può pensare quello che vuole».

GUARDATE IN SILENZIO  – Come dire: cari tifosi guardate pure, ma non commentate. Un po’ come si fa coi pesci dentro un acquario. Abbiamo preso in mano il vocabolario Treccani della lingua italiana, così, tanto per non essere troppo ignoranti a nostra volta. Scopriamo che il sostantivo “ignoranza” può essere utilizzato con due significati precisi. La prima accezione, più ristretta, riporta a “ignorare determinate cose, per non essersene mai occupati o per non averne avuto notizia”; il secondo significato è relativo alla “condizione di chi è ignorante, cioè privo d’istruzione”. I tifosi, secondo il Dovipensiero, sarebbero una massa che non si è mai occupata dall’interno di MotoGP, di conseguenza ignorante: ma se prendiamo per buono questo principio allora le gare dovrebbero commentarle solo quelli accreditati nel paddock. Tremila persone circa, compresi tecnici e consulenti esterni. Se invece ci atteniamo alla definizione della mancanza di cultura, allora gli spettatori e i fan della MotoGP sarebbero persone che non hanno sufficiente background per entrare nel merito della faccenda.

ALLORA LI CONOSCE? Quindi restringiamo il campo degli aventi diritto alla parola ai soli ventiquattro piloti in gara? E gli altri diventano un popolo-bue silenzioso? Conosciamo l’idiosincrasia di Dovizioso per i social networks e più in generale per la comunicazione di massa, però in questo caso si contraddice.Il #04 ha dedicato un capitolo della sua autobiografia “Asfalto” a spiegare cosa pensa dell’argomento: «anche a me ogni tanto piace vagare tra i social, e Instagram è quello che preferisco…Ho dovuto adeguarmi [ai social network]: la prima conseguenza dell’uscire dalla trasparenza è stato dover mettere in piazza qualcosa di me. O sei trasparente, e ti deprimi; o hai successo, e te ne assumi le responsabilità». Quindi il pilota li usa; poco, con diffidenza, ma li utilizza e li conosce. Gli sono serviti a uscire dalla “trasparenza”.

COMUNICAZIONE – La MotoGP è uno sport di massa: il secondo per diffusione dopo la Formula 1, se guardiamo al solo motorsport. Quindi è illusorio credere che si possa impedire agli appassionati di esprimersi, a volte in maniera anche scomposta, sui temi che li coinvolgono. Dispiace piuttosto sentire – da un pilota solitamente misurato come Dovizioso – certe affermazioni nelle interviste post-gara. Va bene l’adrenalina, va bene l’ossequio al vincitore – con merito, sia chiaro, suo e della moto – , ma certamente utilizzare il pulpito privilegiato della televisione per lanciare sentenze contro i social networks cinici e bari, colpevoli di ospitare sediziosi criticoni che ti attaccano perché non vinci da sei mesi, è un po’ da ignorante. Della comunicazione, nello specifico.

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