Il
Ranch di Valentino Rossi è sub judice. Alcune famiglie che risiedono ai confini della pista di allenamento della
VR46 contestano modalità e procedure di realizzazione, nonchè la limitazione della libertà personale per rumore e polvere. Il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) dovrà sentenziare se il ricorso è ammissibile. Si occupa del caso La Gazzetta dello Sport in edicola venerdi 1 dicembre.
DIFESA - Il gestore, cioè la
VR46, si difende così.
"L’utilizzo della pista è ammesso dalle 14.30 alle 19" spiega
Alberto Tebaldi, amministratore delegato della Vr46 e della Test Track, la società proprietaria della pista.
"Potremmo usarla ogni giorno, ma considerando gare e manutenzione, giriamo circa 4 giorni al mese. L’iter tecnico per la realizzazione è stato complesso, abbiamo ottemperato a tutte le richieste e superato ogni tipo di accertamento. Prima degli allenamenti verifichiamo le moto e due fonometri fissi rilevano le soglie di rumore. L’Arpam fa verifiche continue e la Federazione torna ogni anno per l’omologazione. Attorno al Ranch sorgono una quindicina di abitazioni, ma solo tre, e neppure dei più vicini, si lamentano con un atteggiamento quasi persecutorio. Siamo fiduciosi che il Tar ci dia ragione, nel caso ricorreremo in appello". AMPLIAMENTO - Gli animi dei vicini sono stati esacerbati dai lavori di ampliamento, alcuni già effettuati e altri sulla carta. Da poco sono stati installati 8 pali per l’illuminazione , è allo studio il progetto di realizzare un ovale, mentre a breve verrà completato il fabbricato, che ospiterà anche un piccolo museo. "E oltre a giornate per le scuole, stiamo pensando a un percorso vita che dal paese porti alla pista, con una tribuna che permetta al pubblico di assistere agli allenamenti" conclude Tebaldi.